MEMORIA | Il primo "Primo Maggio" a Cosenza (di Paride Leporace)


di Paride Leporace
Buon Primo maggio.
Una foto ricordo. I cento anni del Primo maggio della Camera del Lavoro di Cosenza nel 1920. Grazie al compagno Michele Scrivano che l’ha preservata alla Memoria.
Cento anni fa a Milano con una grande manifestazione il Primo Maggio si riapriva la sede dell’Avanti devastata dai fascisti l’anno prima.
A Torino la polizia carica i manifestanti e uccide 2 operai nella stessa piazza Statuto dove decenni dopo gli operai apriranno la nuova stagione delle lotte. Un anarchico nella stessa piazza lancia una bomba e uccide un poliziotto. A Pola i bersaglieri ammazzano 4 dimostranti e ne feriscono una trentina. Il Primo maggio non è stata solo una festa.
Sempre nel 1920 a Paola, provincia di Cosenza, lo stesso Primo Maggio della foto, la Lega Bianca cattolica e quella Rossa si scontrano duramente. Muore il militante popolare De Seta.
Quest’anno sono 130 anni della festa dei lavoratori. Era un giovedì quel Primo Maggio del 1890 quando gli operai proclamano sciopero in Italia e nel mondo. Non era mai accaduto prima. L’adesione è enorme ed Engels scrive:
Il proletariato d’Europa e d’America passa in rivista le sue forze mobilitate per la prima volta come in un solo esercito.
Ma a Cosenza la prima Festa del Primo Maggio si celebra tre lustri dopo, nel 1906. Mi aiutano nella ricostruzione gli articoli della Parola socialista di Pietro Mancini senior che volle segnar memoria di un giorno che a suo pensiero divideva l’epoca medioevale da quella moderna.
I primi socialisti cosentini avevano compreso che la data sarebbe stata discriminante. Iniziarono a preparare manifestazione e astensione dal lavoro. Gli avversari non mancarono. Scese in campo il letterato Nicola Misasi, che dalle colonne del Mattino di Scarfoglio, il giornale più diffuso dell’epoca al Sud, ridicolizzava la propaganda di “questi miei antichi discepoli, trasformatisi in rivoluzionari” riferendosi a Pietro Mancini e Mario Mari suoi ex studenti al Liceo Telesio.
Ma quei rivoluzionari di professione non si persero d’animo e grazie ad operai e artigiani riuscirono nell’impresa.
A Cosenza nel secolo breve non si vide l’operaio massa ma la Sinistra fu fondata dai muratori della Massa. Un’avanguardia di classe operaia che meriterebbe miglior ricordo insieme a quella dei tipografi guidata da Federigo Adami.
Furono le famiglie proletarie dei Mauro, Magnelli, Morrone, Fiorentino, gli avi di Giannino Dodaro a costruire quel socialismo egemone tra la Massa e lo Spirito Santo. Ai tempi del fascismo le squadracce non sono mai entrate in quei quartieri.
La propaganda del Primo Maggio andò bene. Ma la Pubblica sicurezza non concesse l’autorizzazione per il comizio in piazza. Un bel problema esporsi ad arresti e schioppettate.
Fu un giovanetto a trovare la soluzione. Si chiamava Amedeo Gallo, il papà di Mario, regista e produttore cinematografico di gran talento. che sarà anche direttore della Parola Socialista in anni più recenti.
Si propose di concentrare la Festa alle Pianette di Rovito dove la famiglia Gallo gestiva un deposito alimentare. I cosentini avrebbero potuto unirsi anche ai compagni di Rovito, Celico e Spezzano della Sila zone molto rosse già all’epoca. I delegati di polizia erano stati messi nel sacco.
Quel Primo maggio del 1906 splendeva il sole. Gli apprendisti delle sartorie e delle calzolerie della Giostra nuova, frequentate dalla buona borghesia locale, non si erano presentati al lavoro facendo serrare i portoni di legno.
Concentramento davanti alla sezione socialista, a quei tempi nel quartiere Santa Lucia, in piazzetta Messer D’Andrea. Abiti della festa con garofano rosso all’occhiello. Muratori, calzolai, sarti, tipografi, repubblicani. Non potevano mancare le bandiere rosse. La liturgia metteva i dirigenti avanti.
Una piccola fanfara accompagna l’inno dei lavoratori. E si scende in corteo dai gradoni e dai chianariaddri di Santa Lucia, verso a chiazza di pisci, e poi a salire dai Tribunali verso le Pianette.
Davanti al deposito di Gallo stanno i compagni della Presila, Pietro Mancini annota anche dei nomi: Pantusa, Marinaro, Pace, Grisolia, Grandinetti, Biagio Spataro.
Alla fine fu una grande scampagnata con salame da affettare e generosi fiaschi di vino condivisi tra
canti a non finire, scherzi pieni di intimità, propositi pieni di speranza
Un’orchestrina di chitarre e mandolini venuta da Celico per quel tempo liberato allietò una manifestazione che si svolse come un’assemblea con diritto di parola a tutti.
Verso sera si tornò alle case con il sorriso sulle labbra. Da allora le Pianette di Rovito per molti anni sarebbero stato il luogo del Primo Maggio.
Vi racconto questo oltre un secolo dopo mentre siamo costretti nelle case a festeggiare il Primo Maggio 2020 affidandoci a parole distanti dai corpi per ritrovare l’agire e il vivere assieme.
Leggo in un report che metà della forza lavoro del mondo potrebbe restare disoccupata a causa del Covid. Un miliardo e mezzo di uomini e donne. Ancora una volta abbiamo da perdere le nuove catene. A ciascuno secondo i suoi bisogni.
Guardo la foto del Primo maggio 1920….
Immagino il corteo da Cosenza a Pianette di Rovito nel 1906…
Era de maggio, e te cadeono 'nzino-A schiocche a schiocche li ccerase rosse...
Buon Primo maggio a tutti voi. Brindo alla vostra buona vita.

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